
COLOGNO AL SERIO (BG) – Ripartire dalla relazione umana per ricostruire fiducia e comunità e per curare le ferite della scuola. È questo il messaggio emerso dal convegno “La scuola ferita: ricostruire fiducia e comunità”, organizzato dalla CISL Scuola Bergamo presso La Muratella e promosso dalla Segretaria Generale Paola Manzullo.
Una giornata intensa di confronto e riflessione, alla quale hanno partecipato numerose RSU e delegati, aperta dai saluti di Luisa Treccani, della CISL Scuola Lombardia, e di Francesco Corna, della CISL Bergamo.
L’incontro è nato anche dall’esigenza di riflettere sul drammatico episodio di violenza subito dalla docente Chiara Mocchi, dell’Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci” di Trescore Balneario. La sua testimonianza ha rappresentato uno dei momenti più significativi della giornata, trasformando un’esperienza dolorosa in un messaggio di speranza e di responsabilità: il rispetto delle regole, la vicinanza agli studenti e la costruzione di relazioni autentiche sono elementi fondamentali per “ritornare all’umano”.
La lettura pedagogica e neurobiologica di Alberto Pellai
A offrire una lettura del disagio giovanile e delle trasformazioni che attraversano oggi il mondo della scuola è stato il dott. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore dell’Università degli Studi di Milano.
Nel suo intervento ha posto al centro il valore delle regole, della responsabilità e della relazione tra adulti e ragazzi, sottolineando la necessità di ricostruire una reale prossimità educativa e di rafforzare quel patto tra scuola, studenti e famiglie che rappresenta una condizione essenziale per la crescita.
Attraverso riferimenti pedagogici e neurobiologici, Pellai ha invitato a riflettere su alcuni fenomeni che caratterizzano l’esperienza dei giovani di oggi.
Ha richiamato, innanzitutto, l’illusione del “Paese dei Balocchi”, attraverso la figura di Lucignolo, come metafora di una società nella quale la gratificazione immediata rischia di prevalere sull’impegno e sulla fatica. In questo scenario, la scuola ha il compito di riaffermare il valore dell’impegno, della conquista graduale dei risultati e della fatica come strumenti di crescita.
Un secondo richiamo è stato all’archetipo di Siddhartha e alla necessità, per i giovani, di poter vivere momenti di solitudine, silenzio e riflessione, recuperando uno spazio personale sottratto al continuo rumore del mondo digitale.
Infine, il tema del mercato e della dopamina ha permesso di mettere in evidenza la vulnerabilità dei ragazzi rispetto a un sistema che offre continuamente occasioni di gratificazione immediata. Di fronte a questo scenario, diventa fondamentale il ruolo degli adulti nell’educare alla disciplina, alla responsabilità e alla capacità di tollerare la frustrazione, comprendendo che il dovere e l'impegno fanno parte del percorso di crescita.
Presenza, ascolto e relazione: il messaggio di Ivana Barbacci
A concludere la giornata è stata la Segretaria Generale nazionale della CISL Scuola, Ivana Barbacci, che ha riportato l’attenzione sul ruolo insostituibile della scuola e degli adulti nella relazione educativa.
In un tempo nel quale informazioni e conoscenze sono facilmente accessibili attraverso la rete e le nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, la vera sfida della scuola resta quella di essere luogo di incontro, relazione, ascolto e crescita.
La scuola non può delegare alla tecnologia ciò che appartiene alla relazione educativa. Guardare negli occhi gli studenti, ascoltarli, accompagnarli e stabilire con loro relazioni autentiche rimane un compito insostituibile degli adulti.
È da qui che occorre ripartire per ricostruire fiducia e comunità.
La giornata alla Muratella ha lasciato quindi un messaggio forte alle RSU e ai delegati della CISL Scuola Bergamo: la scuola va sostenuta, tutelata e accompagnata nel suo ruolo di presidio educativo e sociale, affinché possa continuare a essere un luogo nel quale bambini e ragazzi possano crescere, imparare, costruire relazioni e sentirsi parte di una comunità.
Una scuola capace di affrontare le proprie ferite, senza perdere la fiducia nell
a possibilità di guarire e di tornare a essere, ogni giorno, comunità.


























