2018-11-22 09:30:00

Il sistema del reclutamento dei docenti è stato ripetutamente oggetto di interventi di legislatura che in nessun caso hanno centrato l’obiettivo di definire un sistema efficace e stabile nel tempo. La questione si sta trascinando e si fa ogni giorno più urgente, i provvedimenti in cantiere non ci soddisfano, più il tempo passa più si fa concreta l’ipotesi che il primo di settembre del 2019 non si sappia chi mettere in cattedra. 
I dati di sintesi forniti dallo stesso MIUR sulle assunzioni 2018/19 mostrano una situazione oltremodo preoccupante: delle 57.000 assunzioni in ruolo autorizzate, se ne sono fatte meno della metà, ben 32.217 sono le cattedre rimaste senza titolare. Dati ancora peggiori, come dalla CISL Scuola più volte evidenziato, anche attraverso uno specifico dossier, quelli per l’insegnamento agli alunni disabili. 
Questo il quadro, rispetto al quale riteniamo assolutamente insufficienti le modifiche al D.Lvo 59/2017 contenute nella proposta di legge di bilancio. Del tutto inadeguata la soluzione che si prospetta per i precari con 36 mesi di servizio: esigua la riserva del 10%, iniqua la scelta di non prevedere procedure appositamente dedicate. 
Alle nostre critiche si accompagnano, come sempre, precise proposte di modifica, già portate da settimane all’attenzione dell’Amministrazione, ma sulle quali siamo tuttora in attesa di risposte. Intanto vanno avanti in legge di Bilancio ipotesi che rischiano di dimostrarsi un puro esercizio di retorica, riproponendo logiche già sperimentate nella loro inefficacia. Così è accaduto sulla formazione iniziale, affidata a percorsi di abilitazione all’insegnamento e di specializzazione sul sostegno. Una modalità che non ha soddisfatto in alcun modo il fabbisogno, visto che cresce ogni anno il numero di docenti precari che insegnano senza abilitazione o specializzazione. 
Sbagliato poi, con una vera e propria perseveranza nell’errore, pensare che la programmazione del fabbisogno di docenti possa avvenire con riferimento ai soli posti vacanti e disponibili, quando quel fabbisogno va calcolato su un perimetro più ampio, che comprenda anche le supplenze fino al 30 giugno (quasi l’80% di quelle conferite), nonché quelle brevi e saltuarie che spesso finiscono con avere una durata fino al termine delle lezioni. È noto a tutti come la “supplentite”, che la legge 107/2015 avrebbe dovuto debellare, resti una malattia con cui la scuola continua a fare i conti. 120.000 supplenze all’anno dimostrano che si è trattato di un’ipotesi clamorosamente smentita dai fatti. 
Fatti che attestano, invece, che uno specifico canale di reclutamento finalizzato a dare stabilità al lavoro dopo ripetuti anni di servizio a tempo determinato potrebbe utilmente affiancare, senza alcuna inconciliabilità, le procedure concorsuali ordinarie, prevedendo per lo stesso specifiche regole e strumenti normativi, anche in ossequio alla Direttiva europea 1999/70/CE. Aver abrogato il comma 131 della succitata legge 107/15 è stata un’azione di giustizia fortemente attesa di cui abbiamo riconosciuto il merito al Ministro Bussetti. Ora è necessario concludere il cammino intrapreso con strumenti che consentano la stabilizzazione del lavoro a termine. 
Consideriamo urgente e non più procrastinabile l’apertura di un tavolo di confronto sul reclutamento per definire soluzioni che sappiano coniugare l’esigenza di soddisfare le legittime aspettative del personale precario con quella di assicurare alle classi insegnanti che possano garantire la qualità dell’insegnamento e la continuità didattica.

Roma, 21 novembre 2018

Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

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